EGEO SETTENTRIONALE

28 maggio - 9 giugno 2004

Mappa dell'Egeo settentrionale

28 maggio - Consueto appuntamento all'aeroporto di Fiumicino per la partenza verso Atene con presunto arrivo alle ore 14,00 ore locali; la coincidenza, si fa per dire, per Kavala è alle 19,45...Nonostante il molto tempo a disposizione non è possibile allontanarsi dal nuovo aeroporto di Atene in quanto è localizzato presso la cittadina di Spata molto lontana dal centro della capitale e dal mare ed anche molto mal collegato, per il momento. Bisogna adattarsi e pertanto si studia nei minimi particolari l'ubicazione dei vari uffici, bar, ristoranti; a dire il vero vi è un piccolo interessante museo che raccoglie i reperti e gli studi fatti sui ritrovamenti archeologici venuti alla luce durante i lavori di costruzione del nuovo aeroporto. Si arriva a Kavàla alle ore 21,00 e ci si trasferisce all'albergo un po' fuori dal centro ma molto panoramico.

29 maggio - Il traghetto per Thàsos parte nel pomeriggio; decidiamo di occupare la mattinata per visitare Filippi poco lontana. La lunga La latrina di Filippicinta muraria che sale all'acropoli è di epoca bizantina; iniziamo la visita dai quartieri nord e precisamente dal teatro in fase di ricostruzione e da alcuni santuari ruperstri scavati nella roccia. Poco oltre la c.d. Basilica A struttura molto complessa edificata su un tempio romano che comunicava per mezzo di una grande scalinata con il foro posto più in basso e separato oggi da una strada asfaltata che corrisponde alla via Egnatia. Oltre il foro la Basilica B detta "dei pilastri" che sorse sulle rovine del macellum romano e della palestra e che non fu mai ultimata forse per il crollo della cupola; vicino una latrina è ottimamente conservata. Ritornando verso la strada asfaltata si può visitare la Filippi paleocristiana con il quartiere vescovile, le insulae e la basilica c.d. Ottagono per la sua pianta. Ritorniamo a Kavala e a Keramotì prendiamo il traghetto per Thàsos dove arriviamo in circa un'ora; con il pullman facciamo il giro dell'isola fra foreste di pini e calette sabbiose fermandoci ad Aliki dove si trovano i resti di due templi arcaici forse dedicati ai Dioscuri e di un altro tempio più grande di una divinità marina con i nomi di marinai incisi sul basamento. Vicino le spettacolari cave di marmo sul mare che si possono raggiungere percorrendo un intricato sentiero fra il profumo del timo selvatico. "Un mare leggermente mosso si frange sul marmo indifferente a tutto. Io penso che i Greci probabilmente sono stati i primi marinai, non vi è isola che non abbia all'orizzonte altre isole e quale essere umano potrebbe resistere alla tentazione di non andarci? Non ci sentiamo tutti Ulisse? (Mimmi Loiacono)". Sulla via del ritorno visitiamo anche due basiliche protobizantine.

30 maggio - Ci facciamo lasciare dal pullman nei pressi dell'Herakleion con di fronte i resti esigui dell'arco di Caracalla; poi a piedi verso Pianta della città di Thàsosle mura fino alla magnifica porta del Sileno e a quella di Zeus ed Hera con in situ il solo stipite di destra. Tornando indietro incontriamo un antico deposito di sarcofagi e lastre tombali non finite, ci soffermiamo nell'Odèion ed entriamo nell'agorà a dire il vero non troppo ben tenuta piena di erbacce e acquitrini; per questo la lettura del posto risulta alquanto difficile; riusciamo a scovare il "Passaggio dei Theoròi", oltre la "tomba di Glauco" e una base a forma di prua di nave decorata con motivo di onde. Quasi al centro il "Santuario di Teagene" atleta locale prodigioso che vinse ben 1400 corone, la cui statua era ritenuta miracolosa contro le malattie. Nei pressi dell'uscita scavi più recenti e quindi meglio tenuti mostrano un cortile a peristilio con un'esedra. Proseguendo lungo il porto si incontra la porta della dea sul carro inglobata in una casa privata e di fronte il Poseidion; poi il quartiere nord in corrispondenza della porta di Hermes e delle Cariti, si prosegue poi verso il promontorio di Evreòkastro con bellissimo panorama verso il vecchio porto con i resti del molo a pelo dell'acqua. Sulla roccia nella navata centrale di una chiesa paleocristiana è stata costruita una cappella dedicata ai Santi Apostoli. Si potrebbero seguire ancora le mura che salgono lungo il pendio verso il teatro, la fortezza medievale e il tempio di Atena Poliouchos, purtroppo non abbiamo tempo perchè il traghetto che ci riporta sulla costa parte fra poco. A questo punto c'è un cambiamento nel nostro programma: il traghetto per Samotracia è stato soppresso e dobbiamo rinunciare all'isola; però il nostro Prof. Di Vita ha trovato una affascinante alternativa nella visita di Salonicco e Verghina. Ci dirigiamo quindi alla volta di Salonicco.

31 maggio - Oggi è lunedì ed i musei sono chiusi, ma non per noi che soli possiamo visitare le tombe reali di Verghina, luogo dove è assoluto il divieto di fotografare e filmare. Ai nostri occhi emozionati si presenta un enorme tumulo, tutto ricostruito in cemento armato che copre le tombe macedoni e ospita il museo; le tombe sono caratterizzate da una facciata con frontone, un'anticamera e la camera sepolcrale coperte da una volta a botte. Le piccole ricostruzioni delle tombe danno un'idea molto chiara del complesso anche perchè non si entra nelle tombe che sono protette da una lastra di cristallo. Nei pressi della prima tomba (detta di Persefone per il grande affresco dell'interno) le fondamenta di un edificio interpretato come heròon. Strabilianti dovevano essere le pitture delle facciate e delle camere sepolcrali, ora sono invero molto rovinate; nella seconda tomba detta di Filippo splendidi oggetti d'oro, due casse di diversa misura decorate con la stella macedone contenenti le ossa di un uomo e una donna, corone di mirto d'oro, un completo servizio da banchetto d'argento e le armi del defunto: questi oggetti e molti altri sono esposti all'ammirazione dei presenti nelle vetrine allestite intorno alle tombe; la terza tomba del Principe è più semplice nella facciata, ma nell'interno fregi affrescati con una corsa di bighe. Non è possibile visitare i resti del palazzo e guardiamo da lontano il teatro. Rientriamo a Salonicco e facciamo il giro delle mura che conservano alcune porte e circa 60 torri; dalla poderosa torre cilindrica della Catena si ha una bella vista delle mura che scendono verso il mare fino alla torre Bianca. Scendendo verso la città ci fermiamo alla basilica di S. Demetrio costruita su un impianto termale romano e all'agorà romana che si stendeva su quattro terrazzamenti. La giornata termina con la visita accurata dell'arco quadrifronte di Galerio costruito per commemorare le vittorie sui Persiani e di cui restano solo due piloni decorati con quattro fasce di rilievi marmorei figurati.

1 giugno - Prosegue la visita ai monumenti principali della città: la Rotonda , oggi S. Giorgio, allineato con l'arco trionfale con cui era Pianta del palazzo di Galeriocollegato per mezzo di una grandiosa via colonnata, è in restauro per cui a causa dei ponteggi mal si apprezzano gli splendidi mosaici a fondo oro. Notevole la visita della chiesa di S. Pantaleo: quasi completamente distrutta da un recente terremoto è stata restaurata in modo sorprendente tanto da meritare una targa di menzione dell'UNESCO e l'amico arch. Cabianca ci ha illustrato le tecniche impiegate. Proseguendo verso il mare sull'asse dell'antica via colonnata si giunge alle rovine del palazzo di Galerio chiuso fra alti palazzi moderni che in parte hanno coperto le vestigia; si riconosce un cortile a portici con mosaici pavimentali e un edificio a pianta ottagonale, forse la sala del trono, preceduto da un largo vestibolo a forma elittica. Nel primo pomeriggio eccoci all'aeroporto diretti ad Atene e poi a Lemno.

 

 

2 giugno - Visita al mattino del museo archeologico di Myrina allestito in una palazzina che fu sede del Governatorato ottomano. Vi sono Mappa di Lemnoesposti in ordine cronologico i ritrovamenti provenienti dagli scavi della Scuola Archeologica Italiana di Atene e dalla Soprintendenza Archeologica a Poliochni, Efestia, Chloi, Myrina; tipiche le sirene fittili provenienti dal santuario della Grande Dea ad Efestia e molto interessanti le pentole tripodate da Poliochni. Proseguiamo alla volta di Poliochni una delle città più antiche di tutta la Grecia su una collina prospicente un ampio golfo di fronte a Troia con la quale ebbe sicuramente rapporti; si sviluppò dal IV millennio fino al II millennio a.C. Visitiamo gli scavi con molta attenzione, un fitto reticolo di case, piazze e pozzi; molto emozionante è la visita al bouleuterion a ben ragione il primo parlamento europeo dove si riunivano circa 50 persone, gli anziani della cittadina in rappresentanza di altrettante famiglie. "Il Bouleuterionnè veramente commovente. E' veramente questo il primo parlamento dell'uomo europeo ed è nata qui la democrazia? Seduti su queste pietre i suoi abitanti hanno immaginato il dipanarsi tortuoso e faticoso della nostra coscienza democratica? Mi piace pensarlo (Mimmi Colaiacono)". In una stanza vicino a un megaron molto importante è stato trovato un tesoretto di oreficeria ora al museo archeologico di Atene; percorriamo un tratto di mura e in un locale vicino all'ingresso ci soffermiamo sul plastico degli scavi realizzato per la mostra "Poliochni nella Lemno fumosa" che molto bene mostra la complessità e l'ampiezza del sito. All'ora del pranzo ci rechiamo nella cittadina di Moudros a gustare il pesce locale. Ritornando a Myrina ci fermiamo al paese di Romanou dove ancora c'è l'usanza di fare il vino e l'ouzo in contenitori di muratura sotterrati nelle piazze del paese.

3 giugno - La mattinata è dedicata agli scavi ancora in corso a Myrina; prima sosta all'insediamento preistorico di Richà Nerà nel terreno Topografia di Efestiadel Circolo degli Ufficiali, poi al Santuario di Artemide ad Avlonas inglobato in un grande albergo dove nel punto più sacro del santuario all'aperto si trova lo scheletro di un giovane toro sacrificato ora al museo di Myrina. Ritorniamo verso il Museo e vicino ad un mare molto invitante consumiamo gelati e bibite. Nel pomeriggio visita ad Efestia che insieme a Myrina era una delle città più importanti dell'isola posta su di una penisola solitaria e selvaggia con due golfi separati da uno stretto istmo; era difesa da mura che la circondavano completamente, e a questo proposito vi sono vedute diverse nell'interpretazione e datazione dei resti di una torre (?) addossata alle mura stesse; ci arrampichiamo in mezzo ai rovi e giungiamo al teatro ancora in corso di scavo e poi più in alto al santuario della Grande Dea da dove provengono le statuette fittili delle Sirene al museo di Myrina. Il nostro spirito di avventura ci conduce ancora più in alto al ciglio del promontorio dove ci attende un panorama stupendo e lo sguardo si spinge fino all'altra punta del golfo dove c'è Chloi. "Vi è un grande silenzio intorno, un senso di qualcosa definitivamente perduto. Il sole è striato da nubi e siamo contornati da una natura intatta; Efestia rimane veramente nel mio spirito come un momento di assoluta bellezza e purezza, un momento indimenticabile (Mimmi Loiacono)".

4 giugno - Ci rechiamo al promontorio di Chlòi per visitare il Santuario dei Cabiri; quì è tutto molto misterioso e in suggestiva solitudine e Il Santuario dei Cabiri a Chlòisi dibatte ancora chi essi siano. Le rovine sono disposte su due terrazzamenti su una rupe sul mare. Il terrazzamento settentrionale in basso è occupato dal telesterion ellenistico con ampia aula rettangolare suddivisa in tre navate da colonne; sul pianoro meridionale è stato messo in luce il telesterion tardo-romano (del III sec. d.C.) replica di quello ellenistico distrutto forse da un terremoto e costruito sui resti del telesterion arcaico il primo dei Cabiri a Lemno probabilmente degli inizi del VII sec a.C.. Per uno scosceso sentiero si scende verso il mare e attraverso uno stretto cunicolo nella roccia si accede ad una grotta, in parte invasa dall'acqua, che è chiamata di Filottète dal nome del guerriero abbandonato ferito dai Greci che andavano a Troia e poi riportato indietro da Ulisse e Diomede perchè un oracolo aveva predetto la vittoria solo con le frecce di Eracle in possesso proprio di Filottète. Nel pomeriggio il cielo si copre di nuvole nere che non promettono nulla di buono; un gruppo decide ugualmente di salire al Kastro, cittadella veneziana ingrandita poi dai Genovesi e dai Turchi; la salita è ripida e faticosa, ma è compensata dal panorama e dalla presenza di alcuni daini che dimorano nei boschi. La costruzione è imponente ma un vento terribile e una pioggia furiosa ci fa discendere molto velocemente. Peccato! .

5 giugno - Piove. Velocemente ci rechiamo al porto per salire sulla nave che ci porterà a Lesbo in circa sei ore di navigazione; alle ore La fortezza Gattilusio11,30 il socio prof. Basilio Donini tiene per tutti noi una conferenza molto interessante sulla flora delle isole che stiamo visitando; in particolare a Thasos sono state classificate 26 specie di orchidee di rara bellezza, a Lesbos si trova unico in Europa un rododendro arboreo, a Chios oltre agli splendidi tulipani selvatici è presente un lentisco che produce la "mastica" utile nell'industria farmaceutica, nella cosmetica e nella produzione di un liquore. Nel primo pomeriggio arriviamo a Mytilène, città una volta su di un isolotto separato da un canale (l'Euripo) dalla terra ferma e collegata da ponti; il canale venne interrato nel medioevo e la città si espanse su terrazzamenti sulla collina. Giriamo per la città che conserva begli esempi di architettura del XVIII secolo; lungo il porto, incontriamo la chiesa di Ag. Therapon (sec. XIX) costruzione in cui sono rappresentati una miriade di stili all'esterno e nell'interno una profusione di ori e intagli; seguiamo la strada costruita sull'Euripo interrato e giungiamo al mare dall'altro lato dove sono in corso scavi di una stoà ellenistica ma il problema è che le rovine sono immerse in un acquitrino. Costeggiamo il mare del vecchio porto e abbiamo una bella vista sulla cittadella (sec. XIV) che i Gattilusio costruirono sui resti di un castello bizantino.

6 giugno - Accompagnati da una gentile archeologa greca inviata dalla prof. Archontidou ci rechiamo in località Mesa dove è in corso di Il Santuario di Messonscavo un santuario dedicato alla triade di Lesbo: Hera, Zeus e Dionysos; qui vennero Agamennone e Menelao a supplicare Zeus per il ritorno in patria, qui probabilmente si tenevano le gare di bellezza femminile cantate da Saffo. Il luogo è molto vasto e vi sono testimonianze dall'età arcaica a quella bizantina; molto suggestivi i resti di una basilica paleocristiana (ancora in uso...!) sovrapposta ad un grande tempio ionico del IV sec. a.C. Dopo una accurata visita ci rechiamo alla località Napi dove è stato allestito un piccolo museo nella ex scuola; sono esposti dei bellissimi capitelli eolici molto imponenti, ritrovati davanti ad una piccola chiesa dove erano stati adoperati come recinto. Prossima tappa il monastero fortificato dell'Arcangelo Michele a Mandamados sorto sulle rovine di un tempio dedicato ad Afrodite; all'interno della chiesa vi è il volto del santo che la tradizione dice sia stato modellato con la terra intrisa del sangue dei monaci uccisi dai pirati. Il monastero è ancora oggi molto frequentato e la terza domenica dopo Pasqua ospita una grande festa con il sacrificio di un torello bianco ucciso sotto un platano facendo defluire il sangue direttamente nel terreno; sembra poi che la carne fatta bollire con il frumento fino al mattino seguente e distribuito in ciotole ai fedeli, venga conservata come talismano contro gravi malattie. Proseguiamo per Methymna le cui antiche vestigia sono sotto l'abitato odierno, i resti dell'imponente castello genovese dei Gattilusio dominano il luogo; in basso i resti di una necropoli e le vestigia di un muro poligonale; giriamo per le vecchie strade in pietra con scale ed edifici caratteristici molto ben restaurati anch'esse in pietra locale.

7 giugno - Visitiamo i musei di Mytilene: il vecchio museo archeologico nei pressi del porto contiene i ritrovamenti preistorici provenienti dall'abitato di Thermi (2800-2400 a.C.), figurine dal periodo classico a quello romano (V a.C.-II d.C.), gioielli di varie epoche e oggetti rinvenuti nelle tombe. In dei locali separati sono esposti alcuni capitelli eolici provenienti dal tempio di Klopedi e il trono con il nome "Potamonos" proveniente dal teatro di Mytilene. Nel nuovo museo inaugurato nel 1999 sono esposti gli eccezionali mosaici (seconda metà III sec. d.C.) provenienti dalla "Casa di Menandro" raffiguranti il suo ritratto, scene delle sue commedie, il grande mosaico di Orfeo che incanta gli animali con la lira e maschere teatrali; sono disposti sul pavimento come lo erano nella realtà e alcuni modellini aiutano a capire meglio. Altri mosaici e affreschi provengono dalla "Casa di Telephos" con suggestive visioni di pesci e uccelli. I mosaici possono essere molto bene apprezzati perchè i camminamenti sono in vetro e non interrompono la visione nella sua interezza; in un'altra sala è esposto il mosaico della "Casa dell'Euripo" con un giovane al centro e ai alti le quattro stagioni. Nella sala dedicata alle mostre temporanee è esposto quello che si considera il sevizio della mensa di Lucullo anche se non è proprio certo: gli oggetti rinvenuti sono in grande quantità e di ottima fattura. Usciti dal museo andiamo a Moria per vedere da lontano i resti di un acquedotto romano di età severiana molto imponente con il suo doppio ordine di arcate; ritornando a Mytilene facciamo una deviazione per visitare il teatro greco costruito nel III sec. a.C. e restaurato in età giulio-claudia, posto nel punto più alto della collina che sovrasta la città: il posto è bellissimo ma il pullman ha molte difficoltà per arrivare essendo la strada a tornanti molto stretta; ci sono molti alberi ma i resti sono pochissimi. Nel tardo pomeriggio partiamo con un battello per Chio dove arriviamo in circa tre ore.

8 giugno - Iniziamo la giornata con la visita al Museo Archeologico accompagnati dalla prof. Archontidou; il museo è molto bello, elegante L'isola di Chiose moderno; in una sala sono esposte molte epigrafi con il testo riprodotto e accompagnato da traduzione in greco moderno e in inglese, questo è molto utile per capire i testi. Sono esposti anche alcuni reperti del grande tempio di Athena di Emporiò, le basi delle lesene a forma di zampa di leone, le protomi a forma di grifo probabile ornamento del copricapo della Dea. Molto interessante la presenza di numerose coppe micenee (circa 600) in parte esposte e altre in restauro nei laboratori che eccezionalmente possiamo visitare; nel cortile vi è la ricostruzione di una tomba macedone. Prendiamo il pullman e attraversiamo la pianura del "Kambos" tutta coltivata con limoni e aranci che nasconde le straordinarie residenze dei ricchi commercianti; poco oltre si entra nella terra del lentisco da cui i genovesi per primi estrassero la mastica gommosa. Arriviamo ad Emporiò che si presenta come una rupe molto ripida e sassosa: il sito è stato appena inaugurato e non è ancora aperto al pubblico. Iniziamo a salire a piedi lungo le pendici della collina di Profitis Ilìas e le pietre cominciano a prendere forma, si cominciano a riconoscere le fondamenta delle case della città arcaica costruite su terrazzamenti sovrapposti collegati da scale di pietra e da una strada a tornanti, vi sono case a pianta rettangolare con portico d'ingresso e colonne di sostegno, case a pianta quadrata più semplici, a pianta circolare; l'acropoli è protetta da una cinta muraria e sulla cima vi è il tempio di Atena (metà VI sec a.C.) nella cui cella venne inglobato un altare precedente, un altro grande altare è all'esterno del tempio e nei pressi un edificio molto importante a mègaron. Ci attende la gradita sorpresa di una tavola imbandita di formaggi, frutta, ortaggi locali veramente squisiti; la prof. Archontidou ci fa dono di alcune pubblicazioni sugli scavi e di un CD. Ritornando all'albergo ci fermiamo a Pirgi con le case a disegni bianchi e neri ottenuti per raschiatura e poi a Mestà cittadina medievale racchiusa da grandi mura con case fortificate, passaggi coperti e stradine con ciottoli. Giungiamo in albergo e la sera grande cena di commiato, siamo tutti molto felici per il viaggio ma un po' tristi con la consapevolezza che fra poco si tornerà alla vita di sempre.

9 giugno - Partiamo molto presto per l'aeroporto da dove prenderemo un aereo per Atene e poi in coincidenza per Roma; il viaggio è stato magnifico e molto interessante, ognuno segue la sua destinazione, ci salutiamo calorosamente con una segreta speranza: a quando il prossimo viaggio?

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