LEMNO

Luglio - Agosto 1998

 

Mappa di Lemno

Come ha scritto il prof. Antonino Di Vita nella introduzione del catalogo della mostra "Poliochni nella Lemno fumosa - Un centro dell'antica età del Bronzo nell'Egeo settentrionale" ospitata nel Museo Archeologico di Salonicco (1997), Poliochni rappresenta una pietra miliare nella storia della Scuola Archeologica Italiana di Atene.

La grandiosa città preistorica fu scoperta negli anni '30, a picco sul mare della costa orientale, da Giacomo Caputo allievo di Alessandro Della Seta che stava lavorando negli scavi di Efestia. Poliochni rappresentava una testimonianza importante della più antica civiltà dell'isola (III millennio a.C. ) ma anche dell'intero Egeo settentrionale; per la sua posizione è stata da sempre ponte di passaggio fra la penisola greca e gli stretti per il Mar Nero e rivestì certamente un ruolo di primo piano per la ricerca dei metalli nel lontano Caucaso.

Nella cittadella prosperava una pacifica popolazione, circa un migliaio di abitanti, dedita all'agricoltura e alla pastorizia; le fertili colline dell'isola si prestavano e si prestano ancora alla coltivazione dei cereali di eccellente qualità tanto che ebbe la funzione di granaio della democrazia ateniese e dell'Egeo; oltre che centro agricolo è verosimile che la cittadella sia stata interessata agli avventurosi viaggi che portavano le genti egee nel Mar Nero, prima che Troia si sviluppasse.

Almeno tre erano gli insediamenti più importanti di Lemno: Poliochni sulla costa orientale, Myrina su quella occidentale e l'isoletta di Koukonissi nel fondo del sicuro golfo di Moudros.

Dopo l'interruzione a causa degli eventi bellici, negli anni '50 Doro Levi riprendeva lo studio di Poliochni e affidava la responsabilità scientifica a uno dei più qualificati studiosi italiani di preistoria mediterranea: Luigi Bernabò Brea che recuperò, classificò e studiò il materiale scampato alla distruzione e si deve proprio a questo studioso se gli scavi di Poliochni sono stati pubblicati.

Sono passati altri trent'anni; è stato recuperato il sito archeologico, ricostruita la Missione (la vecchia casa di Della Seta), iniziato il restauro non facile e assai lungo e ripreso lo scavo sotto la direzione del prof. Santo Tinè.

Accompagnati in modo encomiabile dal prof. Antonino Di Vita, fra il mese di luglio e quello di agosto del 1998 un gruppo di Amici interessati alle vicende storiche ed archeologiche del sito di Lemno, sono partiti da Fiumicino con un volo per Atene e poi con un aereo locale verso Lemno; dall'aereo l'isola appariva come una massa cristallina incastonata nell'Egeo settentrionale, emergente fra il monte Athos e l'Ellesponto, con basse colline, nuda ed arida per la mancanza di vegetazione.

Myrina - PanoramaSiamo alloggiati in un albergo del capoluogo dell'isola, Myrina la quale si adagia ad anfiteatro su di una collina in cima alla quale vi sono le rovine di un antico castello veneziano; fuori le mura della città, in terreno privato, si trovano i resti del santuario maggiore dedicato ad Artemide: un complesso di edifici con al centro la zona sacra all'aperto non coperta. Nella stessa cittadina in bella posizione di fronte al mare, in un edificio restaurato di recente, è ospitato dal 1961 il Museo archeologico. Questo raccoglie i reperti degli scavi dell'isola, ben esposti in ordine cronologico e con spiegazioni in varie lingue, fra cui l'italiano, che rivela l'alta opera della Scuola Archeologica italiana di Atene.

Le vicende storiche del territorio sono ricchissime e sicuramente tormentate: i primi abitanti furono di provenienza incerta (Tracia o Frigia) e secondo le fonti letterarie accolsero Efesto quando fu cacciato dall'Olimpo; è sicuro però che per primi fabbricarono armi in bronzo con metalli trasportati dall'Asia Minore. Solo nel IX secolo apparvero popolazioni greche legate alle vicende degli Argonauti; nel VII sec. si stanziarono i Tirseni, Tirreni o Pelasgi, ritenuti da alcuni studiosi parenti degli etruschi (ma la discussione è ancora aperta!). Dopo molte vicende legate alle sorti di Atene, Lemno subì l'occupazione di Bizantini, Veneziani, Genovesi e Turchi e solo alla fine delle guerre balcaniche passò alla Grecia.

Poliochni - Il c.d. BouleuterionGuidati dal prof. Santo Tinè e dai suoi assistenti, abbiamo visitato , nei pressi del villaggio di Kaminia, il sito di Poliochni, villaggio neolitico (dalla fine del IV agli inizi del II millennio a.C. ) in posizione geografica splendida di fronte ad un mare limpido e azzurro a sole 40 miglia dalla costa anatolica, dove si trovava la città di Troia, con la quale erano trattenuti intensi rapporti. Il sito è ben sistemato e vi è una interessante ricostruzione di un edificio lemnio. Nei locali della ricostruita Missione, il prof. Tinè ci ha raccontato con l'aiuto di cartelli e planimetrie, la storia affascinante dell'isola e nell'annesso laboratorio ci ha mostrato come ogni singolo reperto venga pulito, studiato e catalogato e come i pezzi vengano ricostruiti e disegnati.

 

Chloi - KabeirionMemorabile la visita al Kabeirion a Chloi a nord di Efestia praticamente irraggiungibile senza l'aiuto di chi conosca i posti; la posizione sul mare è splendida e gli edifici sono disposti su due terrazzamenti tagliati sul fianco di una collina a dirupo sul mare. Sul pianoro meridionale è stato trovata la struttura di un edificio attribuibile al periodo arcaico che si può ritenere un Telestèrion, il primo dei Cabiri a Chloi; tutto il pianoro settentrionale è occupato dal Telestèrion ellenistico con undici colonne superstiti. Con un sentiero si può raggiungere una grotta a livello del mare dove sembra sia stato abbandonato Filottete (eroe di Troia) ferito.

 

Poco lontano, ad Efestia, che era insieme a Myrina una delle due città più importanti dell'isola, gli scavi hanno messo in luce resti di abitazioni, una necropoli tirrenica, una greca e un esteso complesso santuariale con una stipe votiva composta prevalentemente di materiale di produzione locale di alta qualità artistica, ma anche di materiale di importazione (Corinto, Atene, Rodi, Chio) che dimostrano una notevole attività commerciale. Anche questo luogo è difficilmente raggiungibile senza una guida.

Altre emozioni anche se di natura diversa, si sono avute nelle soste "non archeologiche" sulle spiagge semideserte dell'isola, nelle gite in barca (25 metri "Gli Argonauti") verso le spiagge sabbiose di Lemnos con pranzo a base di solo pesce cucinato e consumato sul battello, nel passeggiare nel caotico centro di Myrina.

Tutto è stato organizzato nei minimi particolari, con cura e perizia, risultando quanto mai interessante sotto il profilo archeologico e gradevole sotto quello di una sana vacanza.

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