LIBIA II (TRIPOLITANIA E DESERTO)

12-26 marzo 2001

La mappa della Libia

 

Siamo pronti per il nostro secondo viaggio in Libia; dopo aver percorso nel 1998 con molta pignoleria tutta la Libia mediterranea dalla Tripolitania alla Cirenaica, questa volta ci apprestiamo a visitare la parte sud occidentale del paese spingendoci fino a Ghat verso il confine algerino per scoprire i graffiti e le pitture rupestri del Tadrart Acacus, guidati con grande maestria e comprensione dal Prof. Di Vita archeologo di grande fama che ancora lavora in Libia.

Il gruppo è formato da 29 persone e fissiamo l'appuntamento per il 12 marzo al bancone della Tunis Air per partire alla volta di Djerba alle 11,40; il tempo non è troppo bello, ma confidiamo nel sole dell'Africa.

A Djerba ci aspetta un pullman libico e un fuori strada che ci accompagnerà lungo tutto il viaggio e ci farà da staffetta. L'attraversamento del confine libico ci fa perdere quattro ore e mezza (più un'ora di cambio di orario) e come la volta precedente assolutamente incomprensibile per tutti noi. Ceniamo e pernottiamo a Sabratha, famosa per le sue rovine.

13 marzo - Al mattino presto breve visita al solo teatro di Sabratha, il monumento più imponente completamente ricostruito e restaurato da Il teatro di Sabrathaarcheologi italiani; la scena ha un triplice ordine di colonne di marmo e granito, quelle di travertino sono moderne, molto bella la decorazione a rilievo del pulpito con scene di sacrificio e mitologiche. La vedremo meglio al nostro ritorno; poi si prende la strada per il sud attraversando la pianura (Jefara) e costeggiando le alture del Jebel Nafusa; il paesaggio diventa brullo e piatto con qualche sporadico cespuglio che è avidamente divorato dai cammelli e dalle greggi di capre e pecore. Si sale sul Jebel, regno delle popolazioni berbere e si arriva a Nalut che dal basso appare come costruito sul tetto del mondo dominante tutta la valle verso il mare. La parte più interessante si trova prima di arrivare all'abitato moderno ed è formato da abitazioni addossate le une alle altre attorno ad una costruzione che sembra un castello: in realtà è un granaio fortificato che racchiude una infinità di celle più o meno grandi dove ogni famiglia metteva al sicuro masserizie, principalmente olio, orzo e grano che coltivava nella pianura sottostante; si possono riconoscere un frantoio e una moschea con decorazioni a forma di mani. Dopo un pranzo al sacco, all'ombra sottile di un muro poichè fa molto caldo, riprendiamo la strada scendendo nel pre-deserto dell'Hammada el Hamra; qui il paesaggio muta di nuovo ed alla steppa si sostituiscono le dune di sabbia. Al crocevia di Dirj, visitiamo l'oasi con il villaggio fortificato molto suggestivo anche se ora è disabitato; verso sera i Tuareg ci accolgono con tamburelli, canti ritmati e grandi sorrisi; il ritmo è trascinante e mentre si balla viene stesa una grande stuoia sulla sabbia e preparato il pane e il the. E' un momento magico con il sole che sprofonda nel grande orizzonte del deserto. A Ghadames arriviamo a tarda sera e pernottiamo per forza (è molto tardi) all'Ostello della Gioventù veramente orribile e brutta copia dell'ostello di Sabratha di tre anni prima; protestiamo molto per cambiare albergo il giorno dopo .

14 marzo - Al mattina per prima cosa andiamo a visitare il Museo ex forte turco con la storia dell'oasi e con gli oggetti della vita di tutti i Una porta di Ghadamesgiorni della popolazione berbera (costumi tradizionali, medicina popolare); nelle ali esterne vi sono reperti archeologici della zona e bellissimi disegni con piante e sezioni di alcune parti della città vecchia. Attraversiamo un immenso cimitero di fronte al Museo ed entriamo finalmente nella città antica che è ormai disabitata: è deserta e silenziosa, la luce è scarsa e a tratti pozzi di luce interrompono la penombra, la temperatura è fresca e costante tutto l'anno anche quando fuori arriva a 67°C. E' una sensazione meravigliosa e piacevole. La città è su tre piani con all'interno degli splendidi orti. La città era suddivisa in zone abitate da varie etnie che convivevano tranquillamente per il bisogno reciproco di difesa; lungo le strade polverose sono disposti sedili e si notano alcune porte decorate con fiocchetti di cuoio colorati segno che il proprietario ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca; pranziamo in una bellissima casa, seduti a terra, con un pasto tipicamente arabo a base di cuscus con montone, veramente eccezionale. Nel pomeriggio visitiamo il villaggio di Tanin nell'omonima oasi abbandonato da poco e molto simile a Ghadames, tranne che nella estensione essendo molto più piccolo. Pernottiamo dopo aver cambiato, in un buon albergo (Hotel El Hawa).

 

 

15 marzo - Partiamo da Ghadames per un lungo tragitto di trasferimento (oltre 1.000 Km.) verso Sebha capitale del Fezzan attraverso il Il forte romanodeserto, sempre preceduti da un 4WD che ci fa da staffetta giacchè la strada può essere in alcuni punti invasa dalla sabbia. Il Prof. Di Vita ci ragguaglia sulla linea di difesa degli antichi romani che costruirono grandi forti proprio sulla strada che stiamo percorrendo all'incrocio delle grandi vie carovaniere provenienti dal sud (Ghadames, Al Gharbyah, Abu Djem). Il paesaggio è monotono ma splendido nella sua immensità; la vecchia via carovaniera scorre parallela alla strada, non si incontra nessuno. A metà giornata ci fermiamo al forte di Al Gharbyah, costruito dagli italiani nel 1920 a dominio di un'oasi e all'incrocio di una carovaniera diretta a sud, molto mal ridotto, ma all'interno poderoso e magnifico appare perfettamente integro il grande muro romano dell'antico forte costruito in splendidi blocchi di arenaria levigati e perfetti. Riprendiamo il lungo viaggio verso Sebha; attraversiamo una zona di laghi che si riempiono di acqua nella stagione delle piogge e poi si asciugano lasciando scintillanti depositi salini. Purtroppo una strada scorciatoia è chiusa e siamo costretti a un lungo percorso di aggiramento dell'oasi di Sebha dove arriviamo a tarda sera trovando una città piena di vita e moderna e per fortuna un buon albergo (Hotel Mehari).

 

16 marzo - Partiamo al mattino seguendo il corso dello Wadi Adjal (ora Wadi Al Hayah - Fiume della Vita) pieno di oasi, coltivazioni e I nostri fuoristradaricco, relativamente, di acqua, qui c'è la più grande concentrazione di palme da datteri di tutta la Libia. L'acqua veniva pescata con un sistema a bilanciere chiamato "khettara". Ci fermiamo per prendere dei fuori strada, molto scassati in verità (con sportelli senza maniglie e fili elettrici penzolanti), per un fantastico giro verso Nord nella Ramla dei Daouada a sud-est del mare di sabbia dell'Erg di Oubari, guidati da espertissimi e spericolati Tuareg che si impegnano in arrampicate e discese mozzafiato; le dune, alcune altissime e ripide, sembrano non avere fine, e viene alla mente un magnifico canto Mauri. Ma improvvisamente ecco apparire come un miraggio un lago, Mandara con il suo villaggio abbandonato, i giardini e il palmeto. Poi ancora sabbia finissima come cipria, e un altro lago: Oum El Ma molto stretto, quasi un corso d'acqua, circondato da giunchi e vegetazione lussureggiante, poi Mahfou piccolo quasi circolare con l'acqua di un azzurro mediterraneo ed infine Gabraoun con l'antico villaggio circondata da una duna alta 130 metri dove ci fermiamo per pranzare e per un eventuale bagno. I laghi hanno dei colori incredibili, sono molto salati e la temperatura dell'acqua è molto elevata; il paesaggio è magnifico, e sembra che le dune sovrastando i laghi debbano coprirli improvvisamente. C'è anche chi scia sulle dune! Al ritorno i nostri autisti si sbizzarriscono in saliscendi sulle dune divertendosi molto. Riprendiamo il pullman verso Al Awaynat (le sorgenti) dove pernottiamo in un camping (Al Fawa) abbastanza confortevole con simpatici tucul dal tetto di palma e stuoie sul pavimento per dormire con i sacchi a pelo. La cena è rallegrata dal cinguettio e dagli svolazzamenti di un uccellino nero con testa e coda bianche che mostra grande dimestichezza e curiosità verso il genere umano: il Ta-Mulét.

17 marzo - Partiamo per Ghat in attesa dell'apertura dei benzinai (ore 12) costeggiando il massiccio del Tadrart-Acacus lungo il largo Il Tadrart-AcacusWadi Tanezzouft; in lontananza l'apparizione del monte Idinen (la montagna del diavolo dei Tuareg), una strana montagna con enormi monoliti a strapiombo che si stagliano in lontananza come torrette, sembra una fortezza. Visitiamo la città vecchia di Ghat e il forte. Magnifico panorama con montagne nere e dune oro sullo sfondo. Ritorniamo ad Al Awaynat e carichiamo sacchi a pelo e scorte dei viveri sulle Land Rover partendo per la visita del Tadrart Acacus (zona nord) accompagnati sempre dalle guide Tuareg. Il viaggio è estremamente interessante sia dal punto di vista paesaggistico che da quello archeologico; molto caldo di giorno e freddo la notte, polvere, piste sassose e percorsi sabbiosi. Il deserto con le sue immense dune di sabbia con sfumature da ocra al rosa, colma gli spazi tra le grandi montagne nere composte di calcite ossidata; lo spettacolo è grandioso e ci si sente piccolissimi; grandiose fenditure nella roccia dovute alle grandi escursioni termiche hanno lasciato pareti di vaste dimensioni e lisce che hanno consentito agli uomini di diecimila anni fa di incidere, dipingere tutto quello che vedevano i loro occhi: elefanti, giraffe, struzzi, coccodrilli, gazzelle, ippopotami e uomini. Ben altro doveva essere l'aspetto di questi luoghi!! Iniziamo il nostro giro dalla zona dello Wadi Adat che significa "il dito" per la presenza di un immane monolito che sembra reggersi in bilico; sulle rocce si scorgono graffiti di elefanti e figure umane; nei pressi in una grotta (Aoun Tabracat - i tamerici) possiamo ammirare invece delle bellissime pitture colore ocra e bianche con uomini armati di scudi e lance, bovidi, struzzi, palme, impronte di mani e caratteri in tifinagh. A sera si forma un villaggio di tende in un anfiteatro di rocce nere altissime e sabbia dorata-rossastra: è quasi buio, ci si affretta (non c'è luce) a montare tutte le tende. Magnifico tetto stellato mai così brillante, sembra di toccarlo con le mani nel buio e nel silenzio più assoluto. I Tuareg accendono dei fuochi e accompagnandosi con canti melanconici allestiscono una cena con pane fatto a mano al momento e cotto sotto la sabbia (tagherà), carne alla brace e the molto forte. Si fraternizza e si va avanti sino a notte tarda accompagnati dal suono dei tamburi. Intorno c'è un'aria magica, di antiche consuetudini e di riti ancestrali, poi la notte ci avvolge e il fresco vento del deserto ci sorprende addormentati.

18 marzo - Il territorio è impervio e non è possibile viaggiare senza essere accompagnati da guide esperte ed autorizzate. Il sole imperversa e camminare nella sabbia è molto faticoso, ma andiamo avanti. Proseguendo in nostro giro entriamo nella zona dello Wadi Wadi AouisAouis; è impossibile ricordare tutti i siti visitati anche perché spesso la denominazione dei luoghi è incomprensibile: Tin Tancat (!) con graffiti di grandi bovidi, elefantino, e uomini, Tin Tarik dove vi è un interessante graffito di bovide corretto in elefante, giraffe, struzzi e uomini dalle teste tonde, Tin Toraha che significa luogo con piante medicinali (ve ne sono molte) con pitture di animali e uomini con lancia in una grandissima grotta. Ci inoltriamo dopo nello Wadi Tasbat, il caldo è molto forte e non c'è molta ombra; nel Tin Tasbat vi sono bellissimi graffiti con gazzelle, giraffe, una fiera che addenta un bovide, pitture con cammelli, struzzi, recinti di animali e uomini con lancia e scudo. Giriamo ancora instancabili e ammirati e mai sazi; infine nel Tin Saluten ammiriamo graffiti e pitture con rinoceronte, ippopotamo e una bellissima famiglia di elefanti (due adulti e un piccolino nel mezzo). Finora sono stati ritrovati circa 12.000 fra graffiti e pitture ma la zona è immensa e per la maggior parte ancora inesplorata. Per il gran caldo, le guide Tuareg si rifiutano di accompagnarci a vedere altri siti sulle montagne dovendo camminare per più di un'ora, pertanto con nostro sommo dispiacere rientriamo ad Al Awaynat.

 

19 marzo - Partenza per Garama vicino all'attuale Germa, mitica capitale dei Garamanti, predoni temuti che si spostavano su carri e Le rovine di Garamaconoscevano l'agricoltura. Prima di arrivare alla città ci fermiamo alla necropoli di Hatia con tumuli in stile egizio, a piramide; il luogo è molto suggestivo e isolato, ma fa molto caldo. Garama era costruita su di una collinetta in mezzo alle palme ed era circondata da un fosso pieno d'acqua; ora però le rovine sono in uno stato di abbandono e si stanno sgretolando e l'oasi purtroppo si sta inaridendo a causa del prelievo di acqua a scopo irriguo; l'impressione è desolante. Ci rechiamo anche alla base della montagna di Zenchekra, la capitale più antica, con in cima i resti di una fortezza; nelle vicinanze, a Gasr el Watwat (valle delle regine) ammiriamo un grande mausoleo romano elegante e semplice con quattro capitelli agli angoli, sola traccia di forse altri cinque mausolei dello stesso tipo nella zona. Nel pomeriggio visita al Museo accompagnati eccezionalmente e in modo molto meticoloso (il lunedì i Musei sono chiusi) dal suo direttore; piccolo ma interessante Museo del Fezzan dalla preistoria ai nostri giorni. Ci dirigiamo a Sebha dove pernottiamo nello stesso albergo.

20 marzo - Inizia una lunga marcia di trasferimento (circa 800 Km.) verso Misurata sulla costa mediterranea; attraversiamo una zona ampia Una porta di Abu Djemed inospitale, un immenso deserto piatto ci accompagna di nuovo nel nostro spostamento; però è successo un fatto eccezionalissimo, è piovuto nel deserto e la sabbia sembra più scura. I tralicci della corrente elettrica e le strutture del colossale acquedotto sotterraneo seguono il percorso della strada; c'è l'impegno di far rifiorire il deserto. Ci rechiamo a piedi (la strada è stata sommersa dalla sabbia e il pullman non può avvicinarsi) a vedere il forte romano di Abu Djem una volta portato alla luce, ma ora la sabbia lo sta sotterrando di nuovo e rimangono visibili solo le quattro porte, le mura, la pianta del pretorio e qualche muretto. Riprendiamo il pullman e per passare il tempo ci viene propinato un film su Omar El Mukhtar. Giungiamo in serata a Misurata (Hotel Gozelteek).

 

 

21 marzo - Partiamo per Ghirza a sud verso lo Wadi Zamzem con alcuni taxi scassatissimi (in sei più l'autista) senza maniglie per i vetri e La necropoli di Ghirzasenza sospensioni, la strada non buona è piena di polvere e sassi e il pullman non vuole andarci. Dopo molti chilometri e dopo aver sbagliato strada, giungiamo all'abitato di Ghirza. E' stupefacente la visione di questi edifici alcuni dei quali conservano le imponenti mura perimetrali che si innalzano per diversi metri di altezza; essi erano delle vere e proprie fortezze in caso di attacchi esterni. Gli abitanti vivevano prevalentemente di agricoltura e pastorizia e sono ancora visibili gli sbarramenti sugli wadi che permettevano l'irrigazione dei campi. Nei dintorni vi sono due necropoli: la più accessibile è la necropoli nord con i resti di tombe a tempietto, è veramente splendida ma in uno stato deplorevole di abbandono. I rilievi che ornano questi monumenti raccontano la vita degli abitanti con scene di caccia, di agricoltura ma anche di combattimenti; al di sopra delle porte delle celle vi sono delle epigrafi che ricordano i nomi dei defunti ed in una anche il resoconto delle spese sostenute. Dalla necropoli sud (difficilmente raggiungibile) proviene invece il monumento smontato e trasportato nel Museo di Tripoli. Al ritorno un taxi va in panne e un altro rimane senza benzina, ma infine a tarda notte si arriva tutti a Misurata.

22 marzo - Al mattino ci rechiamo a Zliten per visitare gli scarsi resti della villa marittima romana di Dar-Buc-Amméra; la villa è in una L'Arco di Settimio Severobellissima posizione sul mare, ma non si riesce a cogliere l'ampiezza del complesso che comprendeva le terme private, un settore di servizio e la zona residenziale; verso il mare si affacciava un belvedere sotto il quale era stato costruito un lungo criptoportico in parte conservato. Gli splendidi mosaici dei pavimenti si possono vedere al Museo di Tripoli. Molto più splendida la villa romana di Silin che lascia tutti a bocca aperta per la magnificenza dei mosaici e la conservazione delle pareti affrescate; nel locale biblioteca si possono ancora vedere ai quattro angoli i vani per gli armadi dove si riponevano i rotoli. Non è permesso fotografare i mosaici in quanto sono in fase di pubblicazione. Peccato che la vista sul mare dal peristilio colonnato sia impedita da un recente orrendo muretto. Nel pomeriggio arriviamo a Leptis Magna e visitiamo una parte del Museo (chiude alle ore 17) e della città; la sua grandiosità, la conservazione dei suoi monumenti, il grande porto insabbiato, il magnifico arco di Settimio Severo rapiscono tutto il gruppo che rimane estasiato. Il Prof. Di Vita ci guida e ci illustra la città e nessuno vorrebbe più allontanarsi; l'Arco dei Severi ci viene incontro come ingresso monumentale alla città, completamente ricostruito dagli archeologi italiani e in fase di restauro da parte del Prof. Di Vita. Si prosegue verso il Calcidico, il Mercato con le due strutture circolari e i banconi intorno; è in situ la copia della tavola delle misure (originale al museo). Poi il teatro, uno dei più antichi del mondo romano; nella parte superiore della cavea vi sono i resti di un piccolo tempio dedicato a Cerere, la scena non ricostruita aveva tre ampie esedre semicircolari con un triplice ordine di colonne. Più distante verso il mare il Foro Vecchio. Dopo un magnifico tramonto ritorniamo a Misurata.

23 marzo - Ritorniamo per una seconda visita di Leptis. Oltre il porto raggiungiamo l'anfiteatro che è incavato nel terreno, molto ben Il Foro Nuovo Severianoconservato, poteva contenere circa 16.000 spettatori; scendiamo nell'arena e attraverso un monumentale corridoio entriamo nel circo; questo è posto lungo il mare dal quale è separato da una duna, aveva una capienza di circa 25.000 spettatori ed è uno dei più grandi che si conoscano. Lungo la spina dovevano esserci dei giochi d'acqua come è possibile vedere in un mosaico della villa di Silin. Rientriamo in Leptis attraverso l'arco di Settimio Severo per visitare la parte più monumentale delle rovine iniziando dalle sontuose terme con la palestra, uscendo dalla quale ci si trova in una piazza con un ninfeo; qui ha inizio la Via Colonnata che giungeva fino al porto fiancheggiando il Nuovo Foro Severiano e la Basilica, in fondo doveva esserci il Faro di cui rimane solo la base. Entrando nel foro Severiano si ha subito una impressione di grandiosità, la piazza è immensa ed era circondata da portici; su uno dei lati corti si erge il basamento del tempio dedicato alla Gens Septimia, su l'altro la Basilica. L'area del foro è ora tutto ingombro di frammenti architettonici: grandi medaglioni con teste di Gorgoni o di Nereidi, architravi. Si passa nella Basilica che è rettangolare con due absidi e tre navate, l'architrave con l'iscrizione del tempo dei lavori (Settimio Severo - Caracalla) è a terra; i pilastri a fianco delle absidi sono riccamente decorati e in un locale a fianco c'è un fonte battesimale a forma di croce. Per completare la visita ci rechiamo al porto, sul molo orientale, il meglio conservato, si vede perfettamente la banchina con una serie di vani, probabilmente magazzini, sono riconoscibili anche le mensole dove attraccavano le imbarcazioni. Questo porto si insabbiò rapidamente per cui fu utilizzato per poco tempo; dalla base della torre di controllo in cima al molo si ha una bella vista su tutto l'arco del porto e su quello che resta del faro all'altra estremità. nel primo pomeriggio terminiamo di visitare il museo. Il caldo è molto forte e pochi si avventurano a piedi fino alle Terme dei Cacciatori (ne vale la pena), che conservano le coperture originali a cupola e a volta; purtroppo è sempre più sommersa dalla sabbia e le pitture sono un po' sbiadite. Leptis è straordinaria e c'è sempre da scoprire qualcosa di nuovo, restando sempre più affascinati. Andiamo verso Tripoli e alloggiamo allo splendido Hotel Mehari (13 piani)

24 marzo - Al mattino visita accurata del Museo Nazionale di Tripoli nella fortezza-castello. Il castello sembra più pulito e vissuto, ed ora Panorama di Tripoliil mare lo lambisce perché hanno riscavato parte del fossato che lo circondava; gli edifici nel suo interno appartengono ad epoche diverse ed è molto complicato orientarsi anche perché sono in corso nuovi lavori di restauro. Nell'atrio davanti allo splendido mosaico romano della villa di Zliten è stata posta una Venere trovata a Leptis, molto bella; dall'altro lato della sala è la ricostruzione di un monumento funerario della necropoli sud di Ghirza. Nella sala della preistoria vi sono le riproduzioni a grandezza naturale delle pitture e dei graffiti rupestri dell'Acacus e del Fezzan. Vi sono poi alcune sale dedicate ai ritrovamenti scultorei e musivi di Cirene e Leptis Magna: i fregi dell'arco di Settimio Severo di Leptis, è sempre molto interessante dal punto di vista storico. Il museo prosegue fino alla Libia moderna. Pranziamo nel souk e dopo ci rechiamo nella vicina località di Janzur dove vi è un piccolo Museo archeologico costruito sopra una bellissima tomba ipogea scavata nella roccia. La tomba è perfettamente conservata e possono essere ammirati i bellissimi affreschi delle pareti con un fregio di animali ed uno con scene che riguardano il defunto ed Eracle; il soffitto è decorato con ghirlande di fiori e amorini. Il sole è implacabile!! La tomba di Aelia Arisuth è in condizioni meno buone, i vetri del lucernario sono rotti e vi sono infiltrazioni di acqua che danneggiano le pitture, ma il volto della defunta è sempre pieno di fascino. Nel pomeriggio giro nella Medina di Tripoli e visita dell'Arco di Marco Aurelio e di importanti moschee. In pullman giro della Tripoli italiana. Pernottamento a Tripoli.

25 marzo- Si parte per una visita accurata di Sabratha; il sole dardeggia e inonda il teatro romano, che rivediamo con piacere; Panorama degli scavi di Sabrathacamminando fra gli scavi sotto il sole implacabile, si sente il bisogna di un bagno rinfrescante in un mare limpido molto invitante (non si può) oppure di un po' di ombra, ma gli alberi mancano del tutto; dietro il teatro si trovano i resti di due basiliche cristiane e più lontano, verso il mare le Terme di Oceano con pavimenti a mosaico il cui rosone centrale è conservato nel museo romano del posto. Proseguiamo verso il centro monumentale della città, accediamo alla piazza del Foro su cui si affacciano la Basilica molto complessa per le numerose trasformazioni che ha avuto, il Capitolium, la Curia e il tempio dedicato a Liber Pater; accanto alla Curia, a nord, la Basilica di Giustiniano i cui splendidi mosaici pavimentali sono conservati nella sala grande del museo. Fuori delle mura bizantine rivediamo il mausoleo punico-ellenistico B, rialzato dal Prof. Di Vita, in arenaria a pianta triangolare alto circa 24 metri segnacolo di una tomba sotterranea; le metope che decoravano il mausoleo sono visibili nel vicino museo punico. Ripartiamo verso la Tunisia; lungo la strada ci fermiamo a visitare una necropoli con scavi ancora in corso accolti calorosamente dagli addetti ai lavori. Proseguiamo verso il confine dove ci "sbrighiamo" in un'ora e mezza. Pernottiamo a Houmt Souk sull'isola di Djerba nell'Hotel Erriadh (lo stesso di tre anni prima) tipicamente arabo e delizioso per le maioliche e il cortile interno molto fresco.

26 marzo - Alzataccia alle quattro e mezza per prendere l'aereo alle sei e venti per Tunisi e poi cambiare per Fiumicino. Molta malinconia nei partecipanti, ma subito c'è animazione nel sentire già di un nuovo progetto!!

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