VIAGGIO IN SIRIA

28 aprile - 9 maggio 2008

28 aprile - Il raduno dei partecipanti al viaggio è stabilito alle ore 12 presso il banco Syrian Air; l'aereo parte alle 14,30 per Damasco facendo però prima scalo ad Aleppo. Partiamo un po' in ritardo ed arriviamo a Damasco in tarda serata ed è già buio; il nostro albergo è il Cham Palace in posizione centrale facente parte di una catena di alberghi i migliori della Siria. L'albergo è pieno, c'è molta gente e un po' di confusione nel prendere le valigie e le chiavi delle stanze, tutto va per il meglio, ceniamo e ci ritiriamo nelle stanze molto emozionati pensando al domani.

29 aprile - Purtroppo oggi è martedì e in Siria i musei sono chiusi; facciamo un cambiamento di programma e ci dirigiamo con il pullman a sud verso la Giordania e la regione dell'Hauran, pianura arida di basalto che è stato utilizzato e lo è ancora nelle costruzioni locali; ci fermiamo a vedere una cava di questo materiale, qui è tutto grigio e il vento solleva una polvere scura, sembra di camminare su un mare di lapilli. Proseguiamo e facciamo la nostra prima tappa a Shahba (Philippopolis) ( 244 d.C. ) entrando dalla porta nord parzialmente ricostruita; proseguiamo a piedi lungo il decumano e scorgiamo colonne corinzie inglobate in abitazioni moderne fino ad uno spiazzo dominato dal Philippeion santuario di famiglia dedicato probabilmente da Filippo l'Arabo al padre Giulio Marino dietro al quale si trova il teatro costruito in basalto e abbastanza ben conservato. Proseguiamo per Suweida sperando di vedere i mosaici provenienti da Shahba, ma purtroppo il museo è chiuso e il guardiano non si commuove, non ci resta che guardare i pochi resti della città antica che veniva chiamata anche "la piccola nera" per il colore della pietra con cui era costruita. Qanawat (Kanatha) ci attende con un monumento molto interessante: il Saray complesso di edifici religiosi ancora oggi oggetto di culto con bellissime decorazioni su architravi e stipiti dei portali. Non ci attardiamo troppo perché Bosra ci attende. Cominciamo la nostra visita dalla Cittadella ( XI-XIII ), imponente fortezza costruita intorno ad un teatro romano; questo appare in tutta la sua grandiosità dopo aver percorso rampe, corridoi, saloni con volte a crociera, uscendo inaspettatamente all'aperto sull'ultima gradinata della cavea, uno spettacolo grandioso ed un po' ..vertiginoso. Dopo una visita accurata di tutto il complesso facciamo un giro all'esterno lungo il fossato e ci inoltriamo nella città antica romana in parte sepolta sotto la città moderna; ben conservato il Decumano lungo il quale è visibile il Criptoportico non visitabile in quanto occupato da rifiuti e erbacce; proseguendo verso oriente si incontrano presso un incrocio quattro enormi colonne appartenenti al Ninfeo, poco oltre la Moschea di Omar ancora utilizzata e di fronte l'Hammam Manjak. Scavata e studiata da una missione archeologica italiana diretta dalla prof.ssa Farioli è la cattedrale dei Ss. Sergio, Bacco e Leonzio ( 512-513 ) visibile solo dall'esterno attraverso una recinzione; all'estremità orientale del decumano si erge l'arco nabateo che segnava il confine della città romana e poco oltre una antica cisterna detta Birket al-Haj che serviva ai pellegrini che si recavano alla Mecca. Torniamo a Damasco.

30 aprile - Ci attende un lungo trasferimento verso nord, verso Homs e il Krak dei Cavalieri. Dopo aver attraversato zone abbastanza desertiche, il Krak ci appare all'improvviso arcigno e maestoso arroccato in posizione strategica e molto ben conservato; la vista è eccezionale e ci avviamo con entusiasmo per visitarlo cominciando dalle mura esterne dopo aver attraversato una lunga sala che forse era la scuderia; dopo aver passato il fossato pieno di acqua stagnante e rifiuti ci accingiamo a salire sugli spalti ma un fortissimo vento impedisce ad alcuni di proseguire percorrendo invece in basso il fossato fino ad una torre detta della figlia del re. Cominciamo a questo punto la visita della fortezza interna arrivando in un ampio cortile su cui affacciano la Cappella, la sala dei pilastri, il portico gotico ( 1250 ) con la sala a volte e dietro una lunghissima sala con annesso un grandissimo forno. Finita la visita ci dirigiamo verso Amrit ( Marathos ): un tempio fenicio ( VI sec. a.C. ) dedicato a Melkart appare al centro di un profondo bacino scavato nella roccia che formava un lago artificiale alimentato da una sorgente con proprietà curative; su tre lati un portico di  cui restano i piedritti, siamo i soli visitatori e questo ci emoziona molto; in lontananza i resti di uno stadio. Poco distanti altra sorpresa: i meghazil ( fine V sec. ) torri affusolate che sorgono dove era una necropoli su un alto basamento ornato da quattro leoni; fotografiamo con apprensione essendo la zona militare con cannoni puntati chissà dove. Tartus è il secondo porto della Siria fondata forse dai Fenici che risiedevano sull'isola di Arwad ( Arados ) di fronte; visitiamo la Cattedrale di Nostra Signora di Tortosa costruita dai Crociati nel XII sec. trasformata ora in museo e ci inoltriamo nei vicoli della città vecchia  che una volta era la fortezza crociata, attraversando portali medievali e resti di sale con soffitti a volta in parte crollati dove si sono insediati abitanti attuali. Partiamo verso il Qala'at Marqab che vorremmo visitare ma l'improvviso scoppio di una gomma del pullman, per fortuna posteriore dove sono doppie, ci fa accumulare un enorme ritardo che non ci consente la visita Arriviamo a Latakia in tarda serata.

1 maggio - Andiamo a Ugarit poco distante. L'area risulta già abitata nel VII millennio a.C. ma lo sviluppo della città si è avuto dal III millennio a.C. Cominciamo la visita dal Palazzo Reale dove in alcuni locali sono state ritrovate molte tavolette incise ( gli archivi ) con caratteri ugaritici che è considerato uno dei primi alfabeti del mondo con i suoi 30 simboli, una tavoletta importantissima è incisa anche con il sumerico, l'accadico e l'urrita: una specie di vocabolario. Il palazzo ha un centinaio di stanze distribuite intorno a sei cortili, vi sono alcune scalinate che portavano ai piani superiori di cui non è rimasto nulla, solo le fondamenta e le basi dei muri; nel palazzo si possono vedere delle tombe dette "reali", un forno e sistemi di canalizzazioni. Sull'Acropoli c'erano due templi: Tempio di Baal e Tempio di Dagon ( II millennio a.C. ). Usciamo attraverso la porta fortificata. Ci dirigiamo ora verso un altro castello crociato: Qala'at Salah ad-Din la Cittadella del Saladino; il nostro pullman non può salire perché la strada è molto stretta e piena di tornanti, ci trasferiamo pertanto in piccoli pulmini da quindici persone, il percorso è fantastico, si scende in fondo ad una valle e poi si sale arrivando in un canyon molto stretto scavato dall'uomo con le pareti assolutamente verticali e il castello quasi si confonde con la roccia; al centro una sorta di obelisco di roccia lasciato per un ponte levatoio. Si accede al castello con una rampa a gradoni molto lunga; oltrepassata la torre d'ingresso si scorgono al centro i resti della fortezza bizantina ( fine X sec. ); si può salire sulle torri per godere di uno splendido panorama selvaggio e boscoso e da una porta di servizio ci si affacci sul baratro in corrispondenza dell'obelisco di roccia. Interessante il complesso del palazzo e dei bagni in stile islamico con fontana centrale a stella, infine da una torre si vedono le mura e il castello inferiore completamente diroccati e invasi dalla vegetazione. Dopo pranzo ci avviamo per raggiungere Apamea ed abbiamo l'amara sorpresa di trovare chiuso il museo ubicato in un caravanserraglio del XVIII sec. ( ha chiuso alle ore 15 invece che alle 18 ); a questo punto ci dirigiamo verso gli scavi: Apamea ci appare improvvisamente su un pianoro, entriamo dalla Porta di Antiochia a nord, e seguiamo il cardo che è una delle vie colonnate più imponenti con i suoi due km circa di lunghezza ( è più lungo di quello di Palmira). Le colonne sono state rialzate e si possono ammirare nel loro splendore con i capitelli tutti corinzi ma con i fusti ora lisci ora scanalati, o rudentati e addirittura a spirale; oltre a questo espediente, per evitare monotonia la via colonnata era interrotta da due colonne votive e da un tetrapilo; circa a metà percorso vi sono i resti dell'agorà che era una piazza molto allungata con una facciata sul lato nord di cui restano alcune colonne con basi a bulbo decorate con foglie di acanto. Arriviamo all'incrocio con il decumano oggi strada asfaltata e andiamo a vedere le vestigia della cattedrale bizantina ( V sec. ) a pianta centrale; in un secondo tempo fu inserita all'interno una chiesa a pianta basilicale e furono aggiunti anche due battisteri. In questi ambienti sono stati trovati numerosi mosaici. Si è fatto tardi e dobbiamo riprendere il viaggio verso Hama città sul fiume Oronte che ci accoglie con un gran frastuono a causa di una festa locale.

2 maggio - Oggi è una giornata molto impegnativa per cui non abbiamo tempo di visitare Hama; alcuni di noi si alzano molto presto per vedere almeno le "norie" in quanto l'hotel è vicino al fiume Oronte; queste grandi ruote sollevavano l'acqua del fiume e la scaricavano in alto in condutture acquedotto per andare ad irrigare i campi, ora funzionano solo per i turisti; la più grande ha un diametro di 21 metri, sono presenti fin dal V sec. d.C. ma quelle odierne datano XIII sec. Partiamo alla volta di Ebla ma ci fermiamo prima a Ma'arat an-Numan dove nel Khan Murad Pasha ( 1563 ) sono esposti notevoli mosaici provenienti da vicine città bizantine del V-VI sec. dette città morte. Arriviamo ad Ebla ( Tell Mardikh )verso le 11, fa molto caldo e tira un forte vento che solleva la sabbia; cerchiamo di orientarci sulle piante che vengono sconvolte dal vento. Dal 1964 scava in questo sito una missione archeologica dell'Università Roma diretta dal prof. Paolo Matthiae che recentemente ha messo in luce il più antico tempio di Siria denominato "Tempio della Roccia"; siamo curiosi di trovarlo, ci viene in aiuto un personaggio che parla un po' di italiano, si presenta come assistente del prof. Matthiae e faticosamente ci porta in un luogo sopraelevato dal quale si vedono gli scavi: sono fuori delle mura e non sono raggiungibili ma noi siamo contenti lo stesso. Un primo giro di mura circondavano completamente la città ed aveva quattro porte, un secondo difendeva l'Acropoli; il primo monumento che vediamo è l'Area Sacra di Ishtar nella città bassa, poi un moltitudine di muretti a livello del terreno che indicano palazzi e altri templi. Le rovine più interessanti sono quelle del palazzo reale ( 2400-2250 a.C. ) suddiviso in più ali: cerimoniale,amministrativa, abitazione, archivi; proprio in questa ala sono state scoperte nel 1975 circa 17.000 tavolette di argilla incise con caratteri cuneiformi con testi amministrativi, economici, giuridici, religiosi in lingua "eblaita"; sempre in un locale del palazzo reale nel 2007 sono state trovate due statuette femminili ( seconda metà III millennio a.C. ), una in piedi in argento e l'altra seduta in oro di raffinata fattura ancora in fase di studio. Non ci resta che andare a vedere da vicino la porta sud-ovest la meglio conservata e diretta verso Damasco costruita secondo la pianta detta a tenaglia. Ci dirigiamo in tutta fretta ( memori di una brutta esperienza precedente ) verso Idlib per visitare il museo locale che espone i reperti degli scavi di Ebla e la ricostruzione della stanza dell'archivio dove sono state ritrovate le tavolette di argilla. Andiamo a Qala'at Samaan ( 476-490 ) a nord di Aleppo che prende il nome da Simeone lo Stilita persona molto pia che decise di vivere sulla cima di una colonna; i resti del complesso paleocristiano sono imponenti e ben conservati, ma la colonna di Simeone è ridotta in pessimo stato perché sembra che i fedeli ne asportino dei pezzetti come reliquia. Vicino all'ingresso vi è il Battistero, poi percorrendo la via sacra non ben identificata fra l'erba alta si giunge alla Chiesa principale che invero comprende quattro Basiliche a croce partendo da un ambiente centrale ottagonale al centro del quale vi sono i resti della colonna di Simeone. La facciata romanica è quasi intatta e anche gli archi del cortile ottagonale; tutto il complesso è molto suggestivo, vi sono anche i resti del monastero e una cappella funeraria, il panorama poi è bellissimo. Partiamo per Aleppo.

3 maggio - Iniziamo la visita di Aleppo dalla Cittadella: si accede attraverso un ponte ad arcate e gradoni passando sotto il maschio fortificato ( fine XII sec. ) e superando quattro porte rivestite di ferro e decorate sugli architravi con draghi e leoni; si vedono camere sotterranee che fungevano da cisterne e prigioni. Vi sono due moschee, una piccola detta di Abramo (1167) e un'altra detta Grande Moschea (1214). Dall'alto c'è un bella vista su tutta la città e di recente è stato costruito in cemento un anfiteatro per spettacoli; ritornando verso l'uscita si passa attraverso il Palazzo ayyubida ( inizio XIII sec. ) per arrivare alla sala del Trono completamente restaurata con un magnifico soffitto in legno intarsiato e dipinto. Ci rechiamo al Museo archeologico Nazionale: al''ingresso enormi statue di basalto nero con grandi occhi provenienti da un palazzo di Tell Halaf ( IX-VIII sec a.C. ). Le collezioni sono disposte in sale secondo la provenienza e in ordine cronologico: Tell Brak; Mari ( III millennio a.C. ) con un meraviglioso leone di bronzo verde e due statue quasi a grandezza naturale una in diorite di un principe e l'altra in arenaria della Signora della Sorgente; Hama; Ugarit; Tell Halaf. Nel pomeriggio visita alla Grande Moschea: naturalmente bisogna togliersi le scarpe e per le donne indossare un mantello con cappuccio. Iniziata dal califfo Al-Walid ( 705-715 d.C. ) fu distrutta e ricostruita più volte, di originale rimane solo il Minareto quadrato (1090); dal cortile con pavimento marmoreo si entra nella sala delle preghiere dove c'è un bel minbar di legno intagliato del XV sec. e accanto dietro una grata sarebbe custodita la testa di Zaccaria il padre di Giovanni il Battista. A fianco della Moschea la madrasa Halawiyya ora in restauro sorge sul luogo dove si trovava la Basilica di Sant'Elena di cui rimangono alcune colonne. Finita la visita abbiamo del tempo libero per addentrarci nel suq.

4 maggio - Ci dirigiamo verso oriente per incontrare il fiume Eufrate; nel 1973 è stata inaugurata una grande diga sul fiume che ha formato il lago Assad, questa diga da elettricità e rifornisce acqua i terreni agricoli circostanti; numerosi villaggi sono stati sommersi dalle acque ma ricostruiti "nuovi" come la cittadina di Madinat ath-Thawrah nelle quale sono stati rimontati anche due alti minareti. Dopo questa cittadina si attraversa l'Eufrate sulla diga per raggiungere Qala'at Ja'abar una fortezza che era posta su una altura ma oggi è quasi completamente circondata dal lago; ricostruita più volte fu restaurata nel XIV sec. Sono molto imponenti le mura completamente in mattoni con ben 35 torri mentre nell'interno non rimane molto; altri restauri in corso permetteranno di creare un museo con i reperti di zona. Proseguiamo il nostro viaggio in direzione di Rusafah ( Sergiopolis ); di origini antichissime ( IX sec. a.C. ) era una importante stazione e incrocio di vie carovaniere,  subì diverse dominazioni: Assiri, Persiani, Romani, Arabi e dal III sec. cominciò a diffondersi il culto del martire Sergio soldato romano convertitosi al cristianesimo. Le mura ( VI sec. ) quasi intatte emergono dal deserto con il loro colore rosato; si entra dalla porta nord con cinque arcate di diverse dimensioni e riccamente ornata forse perché era il principale accesso alla città e si rimane meravigliati dalla grandiosità del luogo praticamente vuoto tranne per le chiese. Proseguendo lungo il cardo si incontra una struttura religiosa conosciuta come Martyrion ( V-VI sec. )a pianta rettangolare e tre navate con un'abside ornata con un cornicione sotto la cupola; più avanti delle cisterne e i resti di altre due basiliche. Le rovine più imponenti appartengono alla Basilica di San Sergio ( VI sec. ) in parte restaurata, a tre navate con arcate su pilastri, in seguito furono aggiunti due sottoarchi su colonne forse per motivi di statica. Dopo una breve colazione in un locale fuori le mura, in mezzo al vento caldo e alla sabbia, riprendiamo il viaggio verso l'Eufrate. Arriviamo alla fortezza Halabiyya ( III sec. d.C. ) prima del tramonto, il luogo è molto suggestivo ed sono ben visibili la cinta muraria triangolare che si inerpica in modo ripido sulla collina e i resti della cittadella e del Pretorio: molto bella la vista panoramica sull'Eufrate. Pernottiamo a Dayr Az-Zor in un buon albergo sulla riva dell'Eufrate.

5 maggio - Partiamo alla volta di Dura Europos ( III sec. a.C. ): le sue mura maestose sono visibili da lontano in mezzo al deserto; si entra dalla Porta di Palmira le cui pareti sono ricoperte di scritte in greco forse i nomi dei soldati; l'aspetto del sito è desolante, di difficile interpretazione essendo rimasti in qualche caso solo dei bassi muretti: tuttavia è possibile riconoscere a destra dell'ingresso addossata alle mura la domus ecclesiae ( 230 d.C. ) uno dei primi edifici di culto conosciuto, a sinistra sempre lungo le mura i resti di una sinagoga ora ricostruita con tutti gli affreschi ( III sec. d.C.) nel museo di Damasco. All'angolo nord delle fortificazioni al limite del wadi il Tempio di Bel e poi ancora il pretorio, il campo romano e il palazzo del Dux Ripae su un dirupo di 90 m. sull'Eufrate: da qui la vista è davvero straordinaria. Proseguendo la visita si possono vedere i resti dell'anfiteatro, dell'agorà e di numerosi altri templi in quanto la città era famosa per la sua tolleranza religiosa. Proseguiamo per Mari (Tell Hariri) III-II millennio a.C. Una missione archeologica francese ha scavato e scava ancora la città: sono stati portati alla luce una ziqqurat, alcuni templi e il palazzo reale formato da circa 300 stanze, due grandi cortili, l'area dei santuari ora coperta da una tettoia, la sala del trono. Molto importante inoltre il ritrovamento di numerosi archivi con circa 25.000 tavolette d'argilla in scrittura cuneiforme con informazioni sulla storia e organizzazione della città; moltissimi oggetti di raffinata fattura come gioielli, statuette di avorio, grandi sculture in alabastro sono conservati nei musei di Aleppo, Damasco e al Louvre. Inizia ora un estenuante attraversamento del deserto la cui monotonia è interrotta ogni tanto dai pozzi petroliferi. Arriviamo a Palmira ( Tadmor ) nel tardo pomeriggio giusto in tempo per goderci uno splendido tramonto dal Qala'at ibn Maan la cui costruzione è attribuita ad un emiro libanese nel XVII secolo, ma forse già esisteva nel XII-XIII sec.; particolarmente suggestiva la visione dall'alto delle rovine della città antica, della valle delle tombe e dell'oasi. Alloggiamo al Palmira Cham Palace Hotel nei pressi degli scavi archeologici; all'ingresso veniamo abbagliati da una ...via colonnata falsa che sembra infinita, ma c'è uno specchio nel fondo che riflette l'immagine.

6 maggio - Di buon'ora visitiamo subito il Tempio di Baal Shamin ( 131 d.C. ) dio delle tempeste e delle piogge, che ha un pronao con colonne corinzie, mensole per statue ed iscrizioni su alcune, ancora ben conservato, ma è possibile guardare nell'interno solo attraverso un cancello chiuso. Ci dirigiamo verso il santuario di Bel formato da un grande cortile chiuso da mura in parte originali in parte rifatte dagli Arabi che utilizzarono il luogo come fortezza. Un doppio colonnato cingeva il cortile su tre lati mentre una sola fila di colonne era sul lato dell'ingresso; entrando a sinistra un passaggio sotterraneo comunicante con l'esterno era utilizzato per far passare gli animali dei sacrifici. Al centro la cella del tempio ( 32. d.C. ), dedicato alla triade Baal, Yarhibol dio del Sole e Aglibol dea della Luna, è quasi completa con parte del colonnato ed è formata da una unica stanza con ingresso su di un lato lungo e con due nicchie (adyton) contrapposte che hanno soffitti monolitici decorati a cassettoni e con i segni zodiacali. Alcune lastre del fregio e tratti di architravi sono a terra sotto il colonnato. Dal tempio di Bel partiva la grande Via Colonnata che attraversava tutta la città ma non in modo rettilineo ma aveva dei punti di flesso interrotti da elementi architettonici; del primo tratto fino all'Arco monumentale rimangono poche colonne; l'Arco monumentale ( II sec. d.C. ) è in realtà formato da due archi uniti a 30° per seguire l'andamento della strada. A questo punto ci dirigiamo verso la valle delle tombe che apre ad orari fissi: fra le tombe a torre, la meglio conservata è quella di Elahbel ( 103 d.C. ) con quattro piani e soffitto dipinto a cassettoni, sembra potesse contenere circa 300 sarcofagi, dal terrazzino si ha una vista panoramica della zona; fra le tombe a ipogeo, molto interessante quella detta dei tre fratelli ( 140 d.C. ) con  pregevoli affreschi e sarcofagi con figure sdraiate e quella di Alabn con un gruppo di famiglia nella nicchia in fondo; queste tombe ipogee hanno delle pregevoli porte in marmo ancora funzionanti. Prima di riprendere la visita della città, ci rechiamo al Museo archeologico dove sono esposti i reperti degli scavi, vi è anche un grande plastico del Santuario di Bell che fa capire chiaramente la struttura del luogo, e poi gioielli, mosaici e busti provenienti dalle torri e ipogei di Palmira. Uno dei pezzi migliori è una statua alta circa 3 metri della dea Allat ( Atena Prómachos ateniese) rinvenuta negli anni settanta da un gruppo di archeologi polacchi nelle rovine del tempio in suo onore vicino all'accampamento di Diocleziano. Ritorniamo negli scavi proseguendo nella via colonnata verso il Tetrapilo, si incontra il Teatro, l'Agorà con annessa sala dei banchetti; dietro al Teatro la corte delle tariffe dove è stata trovata una stele ( 137 d.C. ) con le tasse da pagare per le merci in transito. Da questo punto la via colonnata è parecchio dissestata fino al Tempio funerario, poi piega ad angolo retto verso una porta nelle mura; questa zona dove sorgeva il palazzo di Zenobia fu occupata dall'accampamento di Diocleziano con il Tempio delle insegne. La sera del commiato da Palmira ci attende una "cena beduina"...!!!.

7 maggio - Proseguiamo alla volta di Damasco, prima però facciamo una deviazione verso le montagne dell'Antilibano per visitare il villaggio di Maalula situato ai piedi di una parete rocciosa; in questo villaggio i cui abitanti sono principalmente cattolici greci caratteristicamente si parla ancora l'aramaico, la lingua di Gesù, che si tramanda di padre in figlio. Con una strada ripida e stretta raggiungiamo il monasteri di San Sergio con alcune parti del IV sec d.C. che racchiude una chiesetta bizantina: bisogna passare sotto una porta molto bassa per raggiungere la cappella che racchiude alcune belle icone del XIII sec. Singolare l'altare circolare con bordo sopraelevato forse di epoca precristiana: non si può fotografare ma possiamo ascoltare il Padre Nostro recitato da una ragazza in aramaico. Raggiungiamo un sentiero scavato nella roccia sul fondo del quale scorre un piccolo ruscello: è secondo la leggenda la via di fuga utilizzata da Santa Tecla, uno dei primi martiri cristiani, per sfuggire ai soldati; il convento si trova addossato alla roccia e in parte in una grotta. Ripartiamo per Damasco e andiamo subito al Museo Archeologico dove è strettamente proibito fotografare. Si entra attraverso un giardino alberato con una fontana, sul fondo l'accesso è imponente e rappresenta la facciata smontata e ricostruita dell'antico Qasr al-Hir al-Gharbi ( 688 d.C. ) castello nel deserto ad est di Damasco al quale è dedicata la sala d'ingresso. Nel museo i reperti sono raggruppati per provenienza: Ugarit con le tavolette in cuneiforme, Ebla, Mari con le statuette con gonnelline di pelliccia e grandi occhi; poi una galleria di arte islamica con oggetti in legno, vetro, ceramica invetriata, manoscritti miniati del Corano e la ricostruzione in legno intarsiato di una sala del palazzo Azem; le gallerie del periodo classico sono le più interessanti: una sala con statue di basalto, i busti delle necropoli di Palmira con la ricostruzione dell'ipogeo di Yarhai; va segnalata poi la sinagoga di Dura Europos qui ricostruita con tutti gli affreschi raffiguranti episodi dell'Antico Testamento stranamente in un edificio di culto ebraico. Appena dietro il museo c'è il complesso Takiyya as-Süleimaniyya ( 1554 ) che comprende una moschea ora chiusa per rischio crollo e una madrasa costruita intorno ad una fontana e che ospita il mercato dell'artigianato.

8 maggio - Ultimo giorno del nostro viaggio, lo dedichiamo alla visita della città vecchia. Il nostro giro comincia da Bab Touma ( Tommaso ) per inoltrarci nel quartiere cristiano e raggiungere la Cappella di Anania che convertì San Paolo; proseguendo si esce dalla città vecchia ( la via recta è impercorribile per lavori ) attraverso Bab ash-Sharqi seguendo le mura dall'esterno fino a Bab Kisan dove c'è la cappella di San Paolo che fuggì calandosi con un cesto dalle mura. Riprendiamo il giro delle mura in pullman e scendiamo ai piedi della Cittadella in restauro e pertanto non visitabile. Camminiamo lungo le mura e il torrente Barada e poi attraverso il suq per raggiungere la grande Moschea degli Omayyadi. Nel IX sec a.C. in questo luogo fu costruito un tempio in onore di Hadad poi i Romani ( III sec. ) lo ingrandirono e lo dedicarono a Giove: di questo tempio rimangono quattro colonne con un frontone e alcuni muri esterni, poi con Costantino divenne una basilica dedicata a Giovanni Battista, infine il califfo al-Walid ( 706 ) trasformò il tutto in una grande moschea. I turisti possono entrare per visitare la moschea solo dalla porta settentrionale vicino al minareto della Sposa il più antico dove le donne ricevono un mantello con cappuccio e si lasciano le scarpe; vediamo per primo il mausoleo di Saladino ( 1193 ) ospitato nella madrasa Aziziyah con un cenotafio in legno scolpito del XII sec. e uno di marmo ( 1898 ) voluto dall'imperatore tedesco Guglielmo II, i pannelli in maiolica sono del XVII sec. Si entra nel grande cortile e subito si è attratti dal grande mosaico sulla parete esterna della sala di preghiera sopravvissuto a vari danneggiamenti e incendi insieme ad un lungo mosaico sotto il porticato occidentale; al centro del cortile la fontana delle abluzioni e verso l'ingresso principale una struttura ottagonale decorata con raffinati mosaici ( XIV sec.) detta Cupola del Tesoro che custodiva il denaro pubblico, dal lato opposto un altro padiglione: la Cupola degli Orologi. La sala di preghiera a tre navate è una ricostruzione ottomana dopo l'incendio del 1893, con un transetto sormontato da una cupola detta "dell'Aquila"; a fianco il cenotafio di San Giovanni Battista eretto dove secondo la tradizione era sepolta la testa del Battista sormontato da una cupola verde e circondato da vetrate verdi. Non lontano dalla Grande moschea c'è il Palazzo Azem formato da tanti edifici, giardini e cortili costruiti attorno al 1750; gli edifici costruiti con basalto nero, pietra calcarea e arenaria creano un bell'effetto a strisce. Quasi distrutto da un incendio nel1925, è stato restaurato negli anni '70 ed è sede del museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari: notevoli i soffitti in legno intarsiato e gli arredi del XVIII-XIX sec. Facciamo un ultimo giro nel suq e ci ritroviamo alla base del monumento al Saladino sotto la Cittadella. Per salutare Damasco, il punto migliore è il Jebel Qassioun da dove si gode un ottimo panorama su tutta la città. In previsione della partenza di domani andiamo a riposarci presto, purtroppo una festa di matrimonio proprio sotto l'albergo con musica a tutto volume ci tiene svegli per buona parte della notte!!!!!!

9 maggio - Alzataccia alle ore 5,00, l'aereo parte alle ore 9,00 e dobbiamo essere puntuali......

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